
Martedì 17 Febbraio, presso l'Hotel Johnny a Milano, si è tenuta una serata divulgativa della cultura del Vino Marsala a cura del Movimento Turismo del Vino (Lombardia) in collaborazione con il Consorzio di tutela del vino Marsala (www.consorziovinomarsala.it).
Mi trovavo a Palermo per le feste di fine anno e un amico mi ha chiesto: "Perché non organizzi una giornata in Sicilia?" Detto, fatto! Mi è subito venuta in mente l'Abbazia Santa Anastasia, di cui conoscevo già alcuni vini e che avevo visitato lo scorso anno.
La scelta è stata quanto mai felice ed azzeccata. L'Abbazia ha infatti dimostrato di essere una cantina di altissimo livello. A 360°. La posizione geografica di cui può fregiarsi, le strutture ben congegnate, tecnologicamente avanzate e moderne, la pulizia in cantina, le scelte aziendali su persone e strategie da adottare, i vitigni da coltivare, la stessa cura da riporre nella preparazione di ogni singolo vino, dal più semplice e di ampia produzione al più complesso e raffinato, di bassa resa e fama mondiale.
Nulla è lasciato al caso. Ed il risultato si vede, sia dai vini, sia dal gradimento che ha riscosso la giornata.
Un nota di merito, oltre che alla cantina, va a Paolo Riccobono, responsabile marketing dell'azienda che ci ha guidati durante la nostra permanenza in azienda, che ci ha rapiti per la sua capacità di far trasparire la passione per l'enologia, per il lavoro che fa e per l'azienda per la quale lavora. Non è facile incontrare persone che sappiamo trasmettere così bene i numerosi messaggi che una cantina del genere deve far arrivare alla gente.
E, infine, come non citare e ringraziare il ristorante Nangalarruni di Castelbuono?
Dai cuochi, al personale di sala, al presidente. Persone squisite che grazie alla loro competenza, ciascuno nel proprio ruolo, ci hanno permesso di apprezzare e in alcuni casi conoscere e scoprire i sapori di una parte della Sicilia famosa per i suoi prelibati prodotti: Le Madonie.
Il racconto dettagliato della giornata potete leggerlo sulla pagina degli eventi trascorsi del sito Girodivino.com.
I commenti invece potete lasciarli qui.
Grazie, alla prossima.
Girodivino augura a tutti un buon 2009, con l'auspicio che sia un anno migliore di quello appena trascorso.

Girodivino si avvia alla conclusione dell'anno con l'ultima giornata organizzata alla scoperta di un territorio troppo spesso sottovalutato, l'Oltrepò Pavese.
E' quella che vedete sopra, a mio avviso, l'immagine simbolo della giornata trascorsa nella Langhe, nella zona del Barolo. Flavio Roddolo, grandissimo personaggio e "naif delle Langhe" che ci mostra la sua cantina storica, dove riposano le bottiglie dal '61 ad oggi e dove si trovano le botti dentro cui "riposa" il barolo delle ultime annate prima dell'imbottigliamento.
Flavio Roddolo, meglio noto in Langa come “il naif delle Langhe” è un vero vigneron piemontese, ma è soprattutto un personaggio molto particolare.
Schivo, diffidente, riservato. Queste le prime impressioni quando arrivi a Bricco Appiani dove ha sede la sua cascina. Parla poco e ti osserva. Sulle prime pensi: “mamma mia… ora me ne vado!”. Poi lui comincia a camminare, e senza fare domande lo segui. Non sai dove ti sta portando, tutto dipende dal suo umore, dall’impressione che gli hai fatto (al di là di come ti ha accolto… quello è uno standard che fa parte del suo carattere), da quello che ha voglia di comunicarti in quel momento. Se sei fortunato ti porta nel retro della sua cascina, ad ammirare lo spettacolo delle sue vigne che, scendendo lungo la collina si mischiano, a valle, alle vigne di altri produttori, in uno scenario che si ripete a perdita d’occhio. Nelle giornate limpide si riesce perfino a vedere Cuneo in lontananza. E pensi già di essere in un Paradiso… pensi che forse puoi anche rimanere ed affrontare Roddolo.
Quando ti fa vedere le sue viti, la sua cantina, quando ti fa assaggiare i suoi vini, lascia che siano loro a parlare per lui.
Sì, perché è lui che si prende cura personalmente delle sue vigne, che segue la vinificazione e che “accompagna” tutti i suoi vini durante il loro percorso di invecchiamento. Il tutto nel pieno rispetto dell’ambiente, e delle fasi lunari per l’imbottigliamento. E’ ancora lui infatti che imbottiglia, che ti fa assaggiare i suoi vini e che ti consegna le sue bottiglie.
Roddolo va capito, ed il suo modo d’essere va rispettato. Si impara ad aspettarlo (come i suoi vini), a non fargli troppe domande. Bisogna lasciargli i suoi spazi, rispettare i suoi tempi. Ci sono dei momenti in cui comincia a parlare, e ti esprime quello che ha veramente dentro. Non si perde in chiacchiere inutili, e non sopporta di doverne ascoltare da altri. Se poi si ferma e tace è perché in quel momento ha bisogno di comunicare in quel modo. E bisogna capirlo e rispettarlo.
Osannato dalle guide, si permette il lusso di snobbarle. L’ultima volta che sono andato a trovarlo mi ha raccontato di aver ricevuto pressioni dalle guide, come tutti gli anni, per assaggiare i prodotti “nuovi”. Quest’anno è stato messo in commercio il Barolo 2004, come previsto dal disciplinare. Le guide volevano assaggiarlo “subito”.
Flavio si è rifiutato di farglielo assaggiare. “Secondo me quel Barolo lì non è pronto prima di un anno ancora…” ed è per questo che non glielo ha fatto assaggiare. E’ il suo vino, rispecchia il suo modo di essere, di intendere il vino, e se secondo lui quel vino va bevuto tra un anno è più che giusto che non lo faccia assaggiare. Le guide (che solitamente non fanno sconti a nessuno) lo rispettano e si accontentano di un suo rifiuto, accettando di dover attendere ancora un anno prima di poterlo assaggiare.
Compra barriques dismesse e le usa come semplici contenitori di legno, perché “il legno serve solo a dare struttura al vino, non deve mica cambiargli sapore”. In netta controtendenza rispetto alle mode attuali, che vedono l’utilizzo spesso esagerato di questo “acceleratore” del vino.
Nessuno si aspetti salumi formaggi o calici diversi per ogni vino o ancora qualcuno che passa a riempire i calici… quando ci si siede al suo tavolo, ci si siede con lui per condividere anzitutto quel momento. Le bottiglie sono lì, lui ogni tanto ne versa un po’ per sé e ti dice che se vuoi puoi assaggiare quello che ti pare, senza alcuna prassi da rispettare.
Solo così si può cercare di farlo sciogliere.
Quando si è finalmente seduti al suo tavolo e si bevono insieme i suoi vini lui si ammorbidisce, e va a finire sempre allo stesso modo: non andresti più via da lì. E’ come i suoi vini, si apre lentamente, e comincia a parlare del suo mondo, del lavoro che tanto ama. Non ti inviterà mai ad alzarti e ad andartene, ma arriverà un momento in cui, gioco forza, dovrai farlo tu. E ti dispiacerà, perché l’unica cosa che penserai in quel momento è che saresti rimasto al suo tavolo ad ascoltarlo ed a bere i suoi vini all’infinito…

E' andata.
Il mal di pancia è passato e tutto è andato come previsto.
La cantina era bella, i vini ottimi, soprattutto il Barbaresco Coparossa 2004. Il posto era incantevole, in cima alla collina che "ospita" il Cru Rabaja. Il panorama è un concentrato di Langa: filari di vigne a perdita d'occhio!!
La giornata è proseguita alla Cascina del Cornale, cooperativa agricola con punto vendita prodotti, punto ristoro dove è possibile mangiare piatti preparati con gli stessi prodotti in vendita (tutti provenienti dai produttori che fanno parte della cooperativa) e tanta tanta simpatia.
Il vino ha fatto la sua parte, dimostrandosi ancora una volta uno spendido legante tra tutti i partecipanti, anche quelli che non si erano mai visti prima di sabato mattina.
Il... "pranzo" è finito alle 18, e siamo andati via alle 18:30, verso casa.
Il racconto dettagliato sulla pagina degli eventi trascorsi del sito Girodivino.com.
I commenti invece potete lasciarli qui!
Alla prossima

Mancano poche ore, e poi si parte.
Ancora una volta. Ed ancora una volta in Piemonte. Questa volta a Barbaresco.
Non mi sono ancora abituato, ed ogni volta mi sembra di tornare indietro negli anni a quando dovevo sostenere gli esami all'università e l'avvicinarsi dell'evento era contraddistinto da quella certa ansia che si concretizzava poi in un fastidioso ed onnipresente mal di pancia...
Portare gli appassionati come me in giro per le cantine significa farsi portavoce, in fondo, di una scelta del tutto personale, che potrebbe non essere affatto condivisa.
Si andrà a visitare l'Azienda Agricola Rabajà di Bruno Rocca, ed il perché è semplice. L'incontro con il Coparossa 2004 è stato un colpo di fulmine, perché mentre il vino roteava dentro al calice, la sera che l'ho scoperto, provavo dentro quella strana sensazione che avverto sempre quando nel mio calice c'è un vino di quelli che non dimenticherò mai... non riuscivo a berlo. Non riuscivo a smettere di farlo roteare una o due volte, inclinare al massimo il calice e portare il naso a scoprire le splendide evoluzioni dei profumi, non riuscivo a smettere di guardarlo, cercavo di imprimere quel colore e quella pulizia nella mia mente. Era già troppo affascinante, tutto questo, perché si interrompesse con l'assaggio. Credo sia stato l'ultimo dei vini in degustazione quella sera ad essere sparito dal calice. L'ho tenuto fino alla fine per sentire dove arrivava, e sono ancora convinto di aver fatto solamente bene.
E ancora... Bruno Rocca perché sono andato prima a conoscere lui e la sua famiglia, e mi sono sembrate delle persone sincere, schiette.
Ecco perché Bruno Rocca. Perché spero che possa restare, a tutti, quel che è rimasto a me.